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A. SIMONCINI/NOTE PER UNA GENEALOGIA DELLA GUERRA GLOBALE. GENNAIO 2016


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ALESSANDRO SIMONCINI

 

Note per una genealogia della guerra globale. Dalla “guerra giusta” alla crisi del sistema westfaliano.

 

 

1) A mo’ di introduzione. Una posizione del problema

 

a)  Fine di un progetto imperale ? Due o tre cose sul tempo presente

 

La strategia imperiale che l’amministrazione statunitense ha adottato in risposta ai drammatici attentati dell’11 settembre 2001 naviga in acque talmente tempestose che il suo fallimento è ormai tra le possibilità più diagnosticate. Il famigerato Project for a New American Century (Pnac), partorito dall’ala neoconservatrice dell’amministrazione Bush e funzionale all’invasione dell’Iraq, sembra ormai indirizzato a una sconfitta quasi certa. Il progetto imperiale per fare degli Stati Uniti l’architrave indiscusso del New World Order, la cui costruzione ha preso le mosse dalla vittoria della guerra fredda e dalla fine del bipolarismo, si è arenato nel pantano afgano e iracheno[1]. Lo scopo delle più recenti guerre – il riallineamento della geografia politica mediorientale e la prevenzione dell’ascesa della potenza economica cinese – non è stato conseguito, né sembra più sensatamente conseguibile. Il keynesismo militare[2], risposta di guerra alla crisi della New Economy e al declino economico degli Stati Uniti (divenuti il maggior debitore a livello mondiale), ha finito per dare forma alla prassi di un “dominio senza egemonia”[3]. La credibilità della potenza militare statunitense ne è uscita pregiudicata su scala mondiale.



[1]Due testi per immagini assai differenti tra loro, ma ugualmente capaci di sottrarre lo sguardo agli assiomi mediatici dominanti della “guerra contro il terrorismo”, e di illuminare così alcuni tra i più inquietanti aspetti di quel pantano, sono la parte seconda del documentario La guerra infinita di Riccardo Iacona, trasmesso il 19 e il 26 settembre 2008 su Rai tre, e Nella valle di Elah, il bel film che Paul Haggis ha girato nel 2007, ottimamente recensito da R. Escobar (Una terribile verità, in “Il Sole 24”, 9 dicembre 2007, in http://www.mymovies.it/dizionario/critica.asp?id=244194). Una stimolante lettura filosofica del film si trova nella relazione inedita L’immagine cinematografica tra finzione e testimonianza che Pietro Montani ha tenuto al festival di filosofia di Modena, Carpi, Sassuolo il 20 settembre 2008. Cfr. anche U. Curi, Su Nella valle di Elah e A. Panzavolta, Oltre l’inquadratura, in “Iride”, 53, 2007, pp. 225-231.

[2] Sul keynesismo militare cfr. V. Giacché, L’economia della guerra infinita, in A. Bugio, M. Dinucci, V. Giacché, Escalation. Anatomia della guerra infinita, Roma, Deriveapprodi, 2005 e gli articoli di Enzo Modugno, Lord Keynes inviato al fronte, in “Il manifesto”, 15 febbraio 2003; La discesa di Keynes negli atelier della guerra globale, in “Il manifesto”, 7 novembre 2005; Iraq: le ragioni inconfessabili della guerra, in “Il manifesto”, 27 febbraio 2005; Quel New Deal oltre il patto luciferino tra guerra e liberismo, in “Il manifesto”, 25 maggio, 2006; Il deserto iracheno in soccorso della borsa valori di Wall Street, in “Il manifesto”, 26 aprile 2007;  Keynesismo in versione liberista, in “Giano”, 42, 2002; 11/9 e Warfare: il capolavoro di Gorge Bush, in G. Chiesa, R. Vignoli, (a cura di),  Zero. Perché la versione ufficiale sull’11/9 è un falso, Milano, Piemme, 2007.

[3] G. Arrighi, Adam Smith a Pechino. Genealogie del XXI secolo, Milano, Feltrinelli, 2008, p. 200 e ss, dove vengono ricostruite le ragioni del declino statunitense. Sul Pnac cfr. almeno J. Lobe e A. Oliveri, I nuovi rivoluzionari. Il pensiero dei neoconservatori americani, Milano Feltrinelli, 2003.

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