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Dialettica & Filosofia: saggi
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P. CALABRÒ/IL PENSIERO È IMPURO. MARZO 2013

Il pensiero è impuro. L’epistemologia relazionale di Raimon Panikkar oltre il “nuovo realismo”


Paolo Calabrò


Di cosa è fatta la realtà1?

La realtà è fatta di relazioni2. In quanto queste relazioni avvengono (si costituiscono, perdurano, si sciolgono) nel tempo, è possibile dire che la realtà è costituita da eventi. In questo senso ci si potrebbe anche spingere ad affermare che la realtà è una “creazione continua”3. Le cose non “sono” bensì, per così dire, “stanno essendo”.

1 Per comodità di espressione ho immaginato qui un dialogo fra due filosofi: un sostenitore dell’ontologia realista (nel solco del cosiddetto “nuovo realismo”, movimento che in Italia fa oggi capo principalmente a Maurizio Ferraris) e un sostenitore dell’ontologia relazionale (inquadrata nella cornice metafisica di Raimon Panikkar). Per una autopresentazione del “nuovo realismo”, cfr. De Caro e Ferraris 2012; Ferraris 2011 e 2012. Per una versione del realismo ontologico particolarmente vicina alla filosofia di Panikkar (vicinanza che qui non è possibile indagare e che ci si riserva di approfondire altrove), cfr. Gabriel 2012.

2 Nella realtà, ogni cosa è legata ad ogni altra: non esistono oggetti ma simboli, i poli delle relazioni. Così Panikkar: «è questa relatività radicale che sta sullo sfondo della coscienza cosmoteandrica: non possiamo chiudere la comunicazione fra le sfere del reale. Inoltre, questa comunicazione non può essere solo un legame morale o una vaga conoscenza del fatto che le cose sono in relazione. In termini aristotelici, le relazioni devono essere reali al pari degli elementi che pongono in relazione. In altre parole, lo status ontologico della coscienza che unisce le diverse sfere dell’esistenza deve avere almeno la stessa consistenza delle sfere che unisce. In tal modo l’universo o è costituito di relazioni così forti (e così reali) come le cose relazionate, o queste si dissolvono in un universo caotico, disgregato e solipsista. E c’è ancora di più, come dice l’advaita: le relazioni sono la vera realtà; i poli sono in quanto sono poli della realtà: un polo solo non esiste; è una astrazione» (Panikkar 2004, 90). Non è dunque eccessivo, in questa prospettiva, affermare che siano le relazioni i costituenti primi della realtà; le quali, in seconda battuta (ma ben vedere i due momenti sono uno, come vedremo meglio in seguito), permettono alle cose di essere “al loro interno”.

3 Questione che ho già affrontato in Calabrò 2012, qui ripresa e approfondita.

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