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Dialettica & Filosofia: saggi
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FABRIZIA ABBATE/MIMESIS E COMPLESSITÀ. GENNAIO 2015
Mimesis e complessità. Da Paul Ricoeur a Martha Nussbaum, la Mimesis come fondamento delle politiche pubbliche Fabrizia Abbate Indice: 1. Lo stato delle cose 2. L’imitazione e la realtà, un circolo ermeneutico 3. L’imitazione, struttura del nostro potere di azione 4. L’imitazione come possibilità dell’agire sociale 5. L’imitazione come paradigma per le politiche pubbliche 1. Lo stato delle cose Qualche mese fa, l’abbiamo tutti letto e commentato, ci ha lasciato René Girard. Ad ognuno è tornato in mente il concetto di desiderio mimetico e quella sua sfida a vedere la mimesis come intenzione delle relazioni sociali, spesso in quelle dinamiche perverse di espropriazione dell’identità al fine di imitare gli altri, i tutti, che non sono più i soggetti di se stessi. Il desiderio mimetico di Girard porta la mimesis nell’orizzonte delle pratiche, di una immedesimazione che conta sul piano etico dell’agire intenzionale. D’altra parte, ho pensato al realismo di Erich Auerbach, e alla sua concezione della letteratura come grande palcoscenico in cui il vero protagonista è il mondo reale: storia del realismo occidentale come «espressione dei mutamenti della percezione della realtà da parte degli uomini» era il sottotitolo del ben più breve e incisivo titolo dell’opera, Mimesis appunto. Ancora, il pensiero è andato spontaneo a tutte le pedagogie che fanno della mimesis la proposta di una pratica educativa umanistica contrapposta alla razionalità scientifica, mimesis come immedesimazione empatica, come educazione alla reciproca umanità tra esseri umani mimesici, che si vedono come simili . Il piacere dell’imitazione sta tutto in queste forme del riconoscimento, spiegava Gadamer ne L’attualità del bello. Il tema del riconoscimento e della mimesis mi porta direttamente all’ermeneutica di Paul Ricoeur. Ho voluto recuperare qualcosa di questi differenti approcci: il realismo come percezione di realtà, l’agire mimetico, il riconoscimento, la proposta educativa, portandoli però ad un grado di complessità, quel tanto che ci consente di regalare alle pratiche umane e al piano dell’etica una maggiore densità di domande, e forse anche di risposte. In questo senso il ricorso a Martha Nussbaum, alla sua idea di immaginazione politica, ci sarà di grande aiuto.
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