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Dialettica & Filosofia: saggi
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HEGEL, SCIENZA DELLA LOGICA, TRAD. E NOTE A CURA DI P.DI REMIGIO. GENNAIO 2016
Hegel, Scienza della Logica, trad. e note a cura di P.Di Remigio Quanto segue traduce e commenta il primo capitolo di una delle opere filosofiche più importanti, di certo però la meno facile. Essa oppone infatti alla comprensione il suo stile unico. Mentre di solito gli scrittori espongono delle convinzioni e cercano di renderle credibili argomentandole e confutando quelle opposte, la «Scienza della logica» non propone tesi care al suo autore, ma quelle che si impongono o in forza della legge dell’inizio o come risultato di quanto le precede. Anziché poi argomentarle, Hegel si impegna a confutarle mostrando la contraddizione celata nella loro determinatezza: la dialettica è innanzitutto scetticismo. Non è soltanto scetticismo perché una tesi confutata, lungi dall’essere un nulla astratto, è dimostrazione della verità del proprio negativo. Questa capacità di riconoscere il positivo nel negativo, l’elemento virtuosistico della filosofia – ciò che Hegel chiama speculativo –, è però il culmine soltanto del micrometodo. Anche il negativo riconosciuto come positivo incorre infatti nella sua dialettica, da cui risulta infine un positivo che è negazione del negativo. La successione di positivo, negativo, negazione del negativo rappresenta il macrometodo, lo sviluppo completo di ogni concetto in cui si espone la scienza filosofica. Essa compone tre atteggiamenti che di solito si presentano come incompatibili: quello dogmatico di chi confida nei principi assoluti, quello scettico di chi riconosce soltanto la relatività e la mutevolezza, quello speculativo di chi intuisce la verità come concreta, come conciliarsi di opposti. Poiché ogni volta percorre questi tre paradigmi di pensiero, la filosofia hegeliana resta inafferrabile ai lettori irrigiditi nei loro punti di vista; ne nasce un rancore che la infama con le accuse di aridità, di ciarlataneria, di demenza. Soltanto uno sforzo di comprensione animato da impavida fiducia nella razionalità del testo può dissipare i pregiudizi generati dalle difficoltà ermeneutiche e renderne infine accessibile la debordante ricchezza teorica.
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